Due piante, ventiquattro metri, un inventario
Michel Salas è uscito quella domenica con uno scopo preciso: annotare ciò che fiorisce. In un angolo del santuario dove i plataneros distendono le loro foglie come tende e la terra rimane scura e umida, ha trovato per prima una Mussaenda in piena celebrazione — brattee rosa pallido e crema che circondano piccoli fiori verdastri, luminosi tra la vegetazione fitta, come se la pianta aspettasse da settimane che qualcuno la guardasse con attenzione.
Ventiquattro metri più avanti, nel secondo punto del percorso, la scoperta era diversa: una pianta selvatica dai fusti rossastri e spighe pendenti di colore bianco-verdognolo, forse un Amaranthus, con le foglie perforate dagli insetti che erano già passati prima di Michel. Anche quella predazione — quei piccoli buchi verdi — è un dato, entra anche lei nell'inventario.
Due punti georeferenziati, due specie, due storie diverse di come la vita cresce nello stesso settore del santuario. Così avanza il registro botanico della Fundación Loros: passo dopo passo, pianta dopo pianta, con qualcuno disposto a fermarsi e guardare.