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Il solitario dispensiere del cerro

Omar Enrique Berdugo uscì solo quella mattina, senza altra compagnia che il bosco e la sua conoscenza del territorio. Il suo percorso tracciò una mappa invisibile di risorse tra l'aviario di Cameron e il punto di liberazione del cerro: susine ancora acerbe che pendevano verdi, il fiore discreto del mamón appena affacciato, grappoli di palma che i loros e le guacamayas conoscono già a memoria — nei guardianes li avevano già visti girare intorno a quei frutti. Vicino all'aviario trovò foglie di vijao, quelle foglie larghe e fresche che i contadini della regione sanno piegare con maestria per avvolgere tamales e pasteles, o per coprire un riso che cuoce lento con il calore del campo. Non lontano da lì si trovava la scoperta più colorata della giornata: nel punto di liberazione del cerro, un albero di achiote —*Bixa orellana*— mostrava i suoi frutti aperti, i semi rossi accesi come piccole braci. Lo stesso rosso che insaporisce le pentole della cucina caribe e che i popoli indigeni hanno usato da sempre per dipingersi il corpo. Un solo uomo, una sola mattina, e un inventario che ricorda perché conta conoscere il territorio palmo a palmo prima di aprire le porte dell'aviario.
Foto dal campoFoto dal campoFoto dal campo
🐾 Fauna
guacamayaloro
🌿 Flora
achioteciruelamamónpalmavijao
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